lundi 20 septembre 2010

Giacqui'

Sdraiata sul tuo letto
Giacqui li' abandonata
Alla mia stanchezza, spossata
Stancami ancora ti prego
Sopporto tutt' il peso di te
ed quanto mi è lieve
tuo peso, contrapeso fà
alle mie dolore, ancora ferita
Tal un toro ti vedo
e soppeso le mie parole,
alleviata dei miei mali sono
piu' tuo corpo si appogia su me
Scagliami su,
schiacciami sinon perdo peso,
anzi contatto dai piedi,
ti voglio,
mi stringo contro te
come delle mani,
unisciti a me

E la passegiata nel cortile (1°)

Si sedeva sempre li,
su quella panchina fredda
Prendeva sempre il giornale e fingeva
Di leggere, dietro i suoi piccoli occhiali
E guardava, assiduto, il va e il viene nel cortile
Noi tutte insieme,
Passavamo veloci
Testa sempre giù, sotto i baffi a ridere
Buttavamo, un’occhiata intrigate.
Era ogni giorno, nebbioso
O di tempesta, seduto li.
Ci aspettava :
Alzava la testa quando di primavera,
Il vento soffiava, nostri capelli impazziti,
Nascondevano i nostri occhi curiosi
Le gonne gonfiate si alzavano
E noi, col ridere verginale passavamo.
Eravamo tutte vestite allo stesso modo,
Calzini bianchi, gonna blu scuro,
La camicia bianca immacolata
Fino al collo, abbottonata
Scarpe scure allacciate strette strette
Sul capo, un cappello di lana Blu d’inverno
Di tela chiara in primavera
Quante volte il vento
Si voleva portare via
Questo cappello, cui una mano
Impediva di scappare
Vendicandosi, il vento
Alzandoci la gonna
Allora, vedevamo scorgeva la sua testa da dietro il giornale
Cercare di seguire gonna o vento o forse il capello
Di sicura, le gambe, sotto l’occhio esperto
Facendosi perdere di vista nostro scopo iniziale
Tutto l’anno era li,
Dal lunedì al venerdì
E il sabato alle dodici
Aspettava all’impiedi
Di vederci andar via
Una con la madre
Una con il fratello
Ed una più grande, col moroso
Già era un po’ geloso
Sapeva pertanto che
Eravamo tutte sue
Tutta la settimana e quanto
Leggendo il suo giornale quotidiano
Percepiva solo lui, il sorso
Di un nostro sorriso di tristezza
Percepiva solo lui, il frammento
Di un lamento di stanchezza
Percepiva solo lui, un fruscio
Dai nostri sospiri innamorati
Percepiva solo lui, il ronzio
Dei nostri segreti sussurrati
E la passeggiata nel cortile
Era tutto un paese da scoprire


sempreallegra@fr tudda (corretta il 20/6/03)

Ritorno della penna - retour de la plume

Ancora oggi riprendo la penna
Non ho molto da dire in verità.
Mi resta sullo stomaco.
Penso che sia meglio così.
E che non dovrei più’ pensarci.
Invece ci penso sempre e penso che
dovrei chiarire tutto una volta per sempre
Ma come chiarire una cosa che non conosco,
una cosa così complessache non definisco,
che non circondo?
Mi avrei piaciuto sapere cosa provore
almente,in fondo,in me,
Tutto cio che ho provato può’ essere utopia
il provare è così soggettivo
definiamo noi cosa voliamo provare
nel senso che ci diciamo che proviamo delle cose
le esprimiamo verbalmente e dunque pensiamo che
cio che abbiamo espresso, è.

Invece le cose sono.
E noi, esprimiamo soltanto delle parole
No, dei sentimenti
No, i nostri sentimenti.
Soltanto delle parole....
Come sapere cosa dobbiamo dire?
Come sapere cosa possiamo esprimere?
Come sapere cosa dobbiamo dire?
Come sapere cosa possiamo esprimere?
Come sapere cosa dobbiamo dire?
Come sapere cosa possiamo esprimere?

tuddinè

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